mercoledì 26 Febbraio 2025
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    Elezioni tedesche: la creazione di una maggioranza di governo parte in salita

    Merz: «pronti a governare con l’Spd». Ma i numeri sono risicati e gran parte dei socialdemocratici non sono in linea con il programma di Merz. Maggiori assonanze con il vincitore delle elezioni, l’Afd che ha sbancato nell’ex DDR.

    Le elezioni tedesche hanno decretato un parziale cambio della guardia al timone del principale paese dell’Unione europea, con il passaggio della guida del governo dalla Spd, uscita fortemente ridimensionata, alla Cdu-Csu del cancelliere in pectore Friedrich Merz, mentre i veri vincitori delle elezioni, con una forte crescita in termine di seggi, sono le ali estreme di sinistra e di destra che difficilmente potranno entrare in maggioranza.

    Merz è apparso determinato sui passi necessari per risollevare la Germania, a partire dalla rapida formazione di un «governo stabile e capace di agire» la cui nascita è attesa per la prossima Pasqua verso il 20 aprile, segnando così un lungo interregno di governo di 6 mesi. Per questo, ha annunciato l’intenzione di avviare subito i colloqui con l’Spd, il partner preferenziale per la prossima coalizione, dopo che i liberali della Fdp e l’Alleanza Sahra Wagenknecht (Bsw) sono rimasti fuori dal Bundestag, con quest’ultima che ha annunciato la richiesta di riconteggio dei voti perché il mancato superamento della soglia del 5% è mancata per soli 17.000 voti.

    Tuttavia, il cammino di Merz non sarà facile perché il leader socialdemocratico Lars Klingbeil ha subito detto che l’alleanza con la Cdu-Csu «non è scontata» e che spetta a Merz e ai suoi cercare il dialogo.

    La Cdu-Csu ha ottenuto alle elezioni tedesche il 28,6% dei voti, meno del 30% sperato, ma sufficiente per essere la prima forza del Paese e guidare il futuro esecutivo. Merz ha indicato sicurezza, migrazione ed economia come priorità, senza trascurare la politica estera. Merz, che si propone come il «cancelliere di tutti i tedeschi», ha affrontato anche il risultato della destra dell’AfD, che con il 20,8% si è confermata seconda forza politica, conquistando tutti i Länder orientali e, per la prima volta, due circoscrizioni nell’Ovest (Gelsenkirchen e Karlsruhe). «I voti all’AfD sono l’ultimo avviso per i partiti di centro», ha avvertito Merz.

    Nonostante il successo elettorale, l’AfD pare destinata a rimanere fuori dal governo: gli altri partiti sembrano intenzionati a mantenere il “cordone sanitario” contro qualsiasi collaborazione. Un errore, secondo la leader e reale vincitrice delle elezioni con il raddoppio dei seggi dell’AfD, Alice Weidel, convinta che il suo partito sia «il futuro della Germania» e destinato a superare i conservatori nei prossimi anni. Ma l’AfD potrebbe rientrare nei giochi specie se la parte massimalista della Spd dovesse impuntarsi sul programma che Merz ha detto di volere attuare, visto che sono più i punti di comunione che quelli di divisione quelli che potrebbero facilitare un’alleanza tra Cdu-Csu e AfD, a partire dal maggiorespessore” della maggioranza, visto che avrebbe 50 seggi in più nel parlamento rispetto ai 12 dell’alleanza tra Cdu-Csu e Spd.

    Successo alle elezioni tedesche anche per un’altra ala estrema, la sinistra di Die Linke, che con un sorprendente 8,8% ha annunciato una «forte opposizione sociale» in Parlamento.

    I giochi non sono chiusi, anche perché se dal riconteggio chiesto dal BSW portasse al superamento della soglia del 5%, il partito di Wagenknecht potrebbe conquistare una trentina di seggi circa che andrebbero a danno degli altri partiti, specie di quelli più grandi, costringendo così Merz ad imbarcare una terza forza politica come quella dei Verdi per avere i numeri sufficienti per centrare la maggioranza che avrebbe forti problemi di navigazione politica per la profonda diversità di visione politica, specie tra la Csu, che ha già detto in lungo e in largo che di alleanze con i Verdi non si parla, ma anche con la Spd, che paga nel precedente governo proprio la posizione massimalista e poco conciliante degli ecologisti che hanno imposto la chiusura anticipata delle tre centrali nucleari ancora funzionanti che hanno mandato alle stelle le bollette dei tedeschi, oltre ad avere fomentato la scelta fallimentare dell’elettrificazione della mobilità.

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